Quindi
Stimolare la coscienza, far circolare idee e creare connessioni
Il fatto che si svolga nel meridione non dovrebbe automaticamente evocare stereotipi, né ottimismo né pessimismo di maniera. In fondo, anche in pieno centro si possono trovare fragilità invisibili, mentre in luoghi ritenuti periferici esistono storie, pratiche, energie capaci di indicare nuove direzioni. Spazi che, pur non sempre consapevoli della propria bellezza, sanno che la bellezza da sola non basta.
In continuità con la prima edizione, il festival è occasione per stimolare la coscienza, far circolare idee e creare connessioni, partendo da ciò che siamo nel modo più immediato e concreto: corpi in relazione con lo spazio, con gli altri, con il paesaggio. Lo fa con creatività attraverso pensiero, musica, arte, educazione, relazione, e attraverso l’esperienza fisica del movimento, metafora di libertà e ricerca. Gesti che mettono in moto la mente, dischiudono possibilità, aiutano a tracciare nuove traiettorie. Il contatto con la natura ci ricorda l’importanza di saper stare, equipaggiarsi, tenere la giusta postura, percepire l’ordine di grandezza: l’appartenenza a qualcosa di più grande di noi e insieme universale, la proporzione, per non dire la sproporzione, delle forze in gioco.
Una trasformazione concreta, condivisa, generativa
Abbiamo in mente una trasformazione concreta, condivisa, generativa. Un festival che lascia tracce, domande, possibilità aperte. La riflessione sullo sviluppo in territori percepiti come periferici ci interroga: quanto margine abbiamo per scegliere, orientarci, trasformare ciò che ci sembra dato? Da qui, il bisogno di risposte fondate sull’esperienza, da costruire nei giorni del festival e nella vita quotidiana. La fertilità simbolica del luogo dipende dalla nostra capacità di prepararci, linguisticamente, culturalmente, emotivamente, a esplorare rive sconosciute. A tradurre bisogni in linguaggi e narrazioni condivise, a generare futuro attraverso l’immaginazione.
Siamo davvero liberi o siamo definiti dal DNA, dall’ambiente in cui cresciamo, dalla cultura che respiriamo, dalla famiglia, dagli amici, dai luoghi che attraversiamo ogni giorno? Se libertà significa anche allontanarsi da ciò che pare immodificabile, allora possiamo esercitare un certo grado di autonomia. E, con essa, cambiare il nostro mondo più vicino. Come cambiare direzione per cercare un altro sentiero. Possiamo farlo con ciò che abbiamo: idee, capacità di pensare, immaginare. Il rapporto tra cervello, percezione e ambiente ci mostra che comprendere come interpretiamo ciò che ci circonda può aprire nuove strade per abitare e trasformare i luoghi.
L’arte, anche quando non centrale, è essenziale. Il suono, il segno, il gesto, le forme espressive, l’espressione artistica, le radici spirituali e poetiche dell’umanità parlano a ciò che non è dicibile, uniscono sensibilità diverse, attraversano tempo e spazio.
L’arte accende la curiosità, orienta lo sguardo, apre spazi di comprensione della realtà che viviamo ogni giorno e che chiamiamo mondo.
L’arte accende la curiosità, orienta lo sguardo, apre spazi di comprensione della realtà che viviamo ogni giorno e che chiamiamo mondo. Siamo organismi in relazione, formati nel tempo da esperienze, intrecci, narrazioni. Il mondo è anche ciò che facciamo accadere, con il nostro modo di esserci. È qui, a Orsomarso, che prende forma la seconda edizione di CRIVU Festival promosso dall’Associazione culturale “cento giovani” – nel suo cinquantesimo anniversario – grazie al sostegno di Deloitte e Fondazione Deloitte, al partenariato editoriale con Rubbettino, alla collaborazione con l’Associazione Nazionale Presidi (ANP) ai materiali per i laboratori offerti da GIOTTO – FILA e al supporto di GL 3000 services.. Un’occasione per riflettere, agire, trasformare. Il percorso dal “perché” al “quindi” richiede risposte concrete, praticabili. Come farlo? Con i legami, la creatività, l’esperienza che ne facciamo. Ogni gesto, ogni pensiero, può aprire uno spazio di possibilità.
L’educazione ha un ruolo decisivo.
Progettare spazi di trasformazione significa anche contrastare la dispersione scolastica, vista come disconnessione tra le persone e il senso dell’abitare. Significa offrire occasioni per scoprire opportunità finora invisibili. Occasioni concrete, alla portata di chi si impegna con la comunità. La scuola è presidio fondamentale, ma può trovare nuova forza nell’alleanza con creatività, comunità, esperienze che aprono gli occhi sul mondo. Per questo nel festival è centrale l’educazione e con essa i fondamentali. L’innovazione autentica sta nel rinnovare i fondamentali: lo studio, il senso del lavoro e della possibilità. Senza basi, ogni futuro è astratto.
La lingua, ponte tra ambiente e cultura, tra memoria e innovazione, ci consente di nominare e trasformare ciò che viviamo. È attraverso le parole che impariamo a desiderare, progettare, trasformare. La parola ci permette di riferirci a ciò che ancora non c’è, di dare forma allo sviluppo. In questo risiedono creatività, immaginazione, dubbio, scelta. È il desiderio che definisce l’esistenza: la nostra libertà. Non definitiva, ma sempre in costruzione. Il rapporto con la natura, l’arte e il senso della bellezza ci aiutano a ricordarlo. E la memoria serve a tenerne traccia, a farne una ragione di sviluppo.


