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Come

Mettersi in cammino. Prendere il largo. Attraversare. Restare. Andare e tornare. Nel frattempo, apprendere e trasmettere quel che si è appreso. E se la domanda fosse “come?”, la risposta dovrebbe essere: alla maniera degli esseri umani. Convivendo.

Le rive sconosciute appartengono a questa esperienza

Sono il tratto della vita nel quale incontriamo ciò che ancora non conosciamo. Vale per le persone, vale per le comunità, vale per ogni generazione quando sceglie un confronto aperto con il proprio tempo e con ciò che riceve da quelle che l’hanno preceduta. Le cose iniziano a cambiare quando cambia la qualità delle relazioni. Si rinnova la vita culturale di una comunità e si rafforzano il lavoro, la conoscenza e la fiducia tra le persone. La parola sviluppo trova allora un referente linguistico forte e chiaro dal quale prende avvio la terza edizione. Il punto di domanda che si fa programma è: come. Allora, come allenare lo sguardo per riuscire a vedere possibilità che fino a un momento prima rimanevano sullo sfondo. I luoghi diventano storie quando chi li vive a lungo o per poco li racconta e se ne prende cura. Si mette a tema lo sviluppo perché trovi espressione. Il silenzio fa spazio e prepara il pensiero. Le immagini formano l’immaginario. Le parole coltivano relazioni. Prepararsi al bene richiede spazio più che tempo e, certamente, educazione, libertà, diritti e prima ancora doveri. Il fantastico e le scienze allargano il campo del possibile. Semi, lingue e territori custodiscono ciò che una generazione affida alla successiva. Il cambiamento prende tempo. La musica, la poesia, le arti, i suoni, i silenzi e le parole danno forma all’immaginario e lo trasformano in possibile. Rendono riconoscibili esperienze ancora senza nome e ci spingono a guardarci dentro, come allo specchio. Riguardano il modo in cui una comunità guarda se stessa e il mondo.

Il programma del festival pone una domanda in modo insistente. Come prende forma qualcosa di sostenibile in senso stretto perché durevole? Ogni edizione inizia e finisce con una domanda. Da CRIVU trae energia un’alleanza tra il mondo della scuola, dell’impresa, dell’innovazione, della formazione, dell’orientamento, dell’alta formazione artistica e musicale e della produzione culturale.

In questi anni si iniziano a vedere piccoli ma significativi buoni frutti

Dopo la seconda edizione il Comune di Orsomarso ha programmato l’apertura della Biblioteca comunale come presidio culturale permanente. È nato, insieme all’Accademia della Crusca, il podcast Il sentimento del futuro, dedicato al rapporto tra lingua, pensiero e futuro. Tra un’edizione e l’altra si consolidano collaborazioni con scuole, università, istituzioni, imprese e organizzazioni culturali che continuano a lavorare lungo tutto l’anno. Di qui nasce CRIVU Festival, Hub & Camp. Oltre ai giorni di agosto si mettono in campo attività di formazione, ricerca, orientamento, produzioni culturali, dialogo tra generazioni e tra diversi campi del sapere. Un lavoro del quale il Festival rappresenta uno dei momenti di una semina più ampia.

Un seme genera altri semi. Una lingua attraversa le generazioni. Un territorio conserva le tracce del lavoro umano e diventa un teatro di trasformazione nel quale è la realtà a trarre origine dalle immagini. E talvolta dal loro capovolgimento. Un’impresa cresce insieme alle persone che la costruiscono. La natura, la cultura e lo sviluppo possono avere a che vedere più con il fare più che con il dire. La loro forza è poietica in senso classico e in quello esteso. Originaria e trasformativa. In questo modo, una comunità si rivela a se stessa, custodisce memoria, immagina possibilità e dà forma a ciò che ancora non esiste. Farne esperienza significa descrivere un movimento nel quale nessuno esiste soltanto per sé. Ciascuno aggiunge qualcosa e, in uno sguardo d’insieme, l’orizzonte diventa universale.